LE VARICI DEGLI ARTI INFERIORI - INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA (IVC)
Fabrizio Mariani
Professore a contratto Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale
Università di Siena
Direttore Scientifico CTG
Le persone affette da problemi venosi (flebopatici) sono moltissime. In Italia la insufficienza venosa risulta essere una delle prime cause di malattia, con percentuali altissime di popolazione (tra il 30 e il 50%, con prevalenza nelle donne) che soffre di vene varicose o di patologie che interessano le vene degli arti inferiori.
Le malattie delle vene degli arti inferiori, di origine spesso diversa (varici, trombosi venose, angiodisplasie etc.), conducono tutte all'insufficienza venosa, intesa come la incapacità del sistema venoso di adempiere bene alle proprie funzioni. L'insufficienza venosa si può quindi stabilire anche per cause non venose in senso stretto, ma può essere provocata anche da fattori non vascolari, come malattie muscolari o ortopediche degli arti inferiori.
L'insufficienza venosa (IVC) può essere acuta o cronica.
Acuta quando si manifesta per cause patologiche improvvise, come traumi o trombosi venose, essa può diventare cronica nel tempo per i danni prodotti sul sistema venoso.
Cronica quando deriva da malattie che si stabiliscono e progrediscono lentamente, come le varici o gli esiti di vecchie trombosi venose. Il ristagno del sangue venoso che si determina, definito in termini medici "stasi venosa", è il punto chiave della malattia. Infatti quando il sangue venoso non riesce più a progredire dagli arti inferiori verso il cuore, perché le vene sono troppo dilatate (varici) o perché si hanno danni nel sistema valvolare (come accade dopo una flebite o una trombosi), si cominciano a manifestare tutti i danni che il sangue venoso, ricco di sostanze tossiche e di scorie che devono essere depurate nel circolo polmonare, provoca sui tessuti quando vi rimane fermo troppo a lungo. Comapiono così i sintomi caratteristici: gonfiore delle caviglie e dei piedi, pesantezza e dolore agli arti inferiori, prurito, bruciore, crampi notturni. Tutti questi sintomi si accentuano alla sera, perché il ristagno di sangue è aumentato dalla posizione in piedi o seduta, per la forza di gravità che tende a impedire di per sé il ritorno del sangue verso l'alto.
L'insufficienza venosa che compare quando si hanno le vene varicose è definita cronica, perché le cause sono in una predisposizione individuale e familiare alla debolezza delle pareti venose, che sotto gli stimoli più vari (ad esempio la gravidanza o lo stare in piedi troppo a lungo) tendono a dilatarsi e a favorire la stasi venosa.
Le varici possono essere di vario grado, da quelle dette reticolari (piccole e spesso non significative, se non dal punto di vista estetico) a quelle grandi, dilatate e tortuose che possono provocare nel tempo non solo i disturbi citati, ma anche la comparsa di flebiti superficiali (infiammazione e trombosi delle vene superficiali) e, nei casi più gravi, ulcere cutanee e colorazione brunastra della pelle con infiammazioni ricorrenti della cute e sottocute (ipodermiti).
Le terapie saranno utili nella prevenzione, nella cura e nel controllo della evoluzione della insufficienza venosa e delle sue complicazioni, ma non potranno impedire eventuali ricomparse nel tempo di nuove varici, che, con l'ausilio di controlli medici periodici, dovranno essere corrette precocemente nel modo più efficace e meno invasivo. Le gambe potranno così essere mantenute sane ed in forma per tutta la vita.
La trombosi venosa profonda, che si può manifestare per cause varie (traumi, predisposizione genetica, interventi chirurgici, malattie ortopediche…), è la coagulazione del sangue venoso all'interno delle vene maggiori profonde. Essa va distinta dalle flebiti superficiali, non solo perché il sangue si coagula nelle vene in profondità e non quelle del sottocute, ma anche perché molto più grave. Di solito essa provoca danni irreversibili nel sistema venoso, che rappresentano una vera e propria invalidità, e deve essere curata con farmaci e terapia compressiva (calze elastiche, bendaggi) per tutta la vita del paziente. Essa, inoltre, nei primi giorni della sua comparsa può provocare il distacco di emboli, che possono essere mortali se interessano in modo esteso i polmoni.
Le flebiti superficiali si complicano raramente con l'embolia.
L'ulcera venosa è una lesione cutanea dovuta alla stasi venosa (varici di grave entità o esiti di trombosi venose), si manifesta di solito nella regione interna di gamba nelle zone più basse, per l'azione negativa della forza di gravità sul ristagno di sangue venoso presente nell'insufficienza venosa. La lesione può comparire nelle aree cutanee più fragili, atrofiche o dopo traumi sulla cute, di solito non tende a guarire spontaneamente, ma deve essere curata adeguatamente. Le ulcere variano nelle loro dimensioni, di solito hanno forma irregolare, il fondo è dolente, ricoperto da materiale giallastro, è presente gonfiore e fenomeni infiammatori alla gamba interessata (eritema, eczema). La terapia si basa sull'uso di bendaggi, calze elastiche, medicazioni adatte, sino agli interventi chirurgici di innesti di cute, quando le lesioni si cronicizzano e non mostrano una tendenza alla guarigione.
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varici reticolari |

varici di grado elevato |

pigmentazione cutanea |
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complicazioni di varici: flebite superficiale (varicoflebite)
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complicazioni di varici:
ulcera venosa, prima e dopo la terapia (guarigione) |
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INSUFFICIENZA VENOSA: FATTORI PREDISPONENTI
FAMILIARITA' si rileva una incidenza maggiore della insufficienza venosa in alcune famiglie, ma ad oggi non è dimostrata l'ereditarietà della malattia per trasmissione genetica.
SESSO il sesso femminile è il più colpito.
OBESITA' esercita varie influenze negative sullo svuotamento venoso e dunque l'obeso è più soggetto ad ammalarsi.
SEDENTARIETA' favorisce lo sviluppo di una insufficienza venosa.
CALDO ECCESSIVO determina una dilatazione delle vene, aumenta i disturbi e può favorire l'insorgenza di una insufficienza venosa.
GRAVIDANZA può determinare lo sviluppo o l'aggravamento dell'insufficienza venosa per motivi ormonali (aumento di estrogeni e progesterone), per l'aumento di pressione addominale da parte dell'utero gravido e per le modificazioni che il deflusso venoso subisce a livello della regione addominale inferiore; il numero di gravidanze aumenta la probabilità di sviluppare malattie venose. In gravidanza possono presentarsi sintomi quali piedi e caviglie gonfie anche in donne sane, non affette da patologie venose o linfatiche, per i fattori esposti. Possono manifestarsi inoltre dilatazioni venose diffuse anche in donne che non soffrivano precedentemente di varici, di solito queste varicosità tenderanno a ridursi o addirittura a scomparire dopo il parto. Gli elementi quindi che possono determinare la comparsa o l'aggravamento dell'insufficienza venosa in gravidanza sono rappresentati da:
1. aumento del volume del sangue;
2. diminuzione del tono vascolare provocato dagli ormoni della gravidanza;
3. aumento della pressione delle vene nelle gambe sia in posizione eretta che supina;
4. modifica della composizione del sangue per la diminuzione delle proteine che trattengono liquidi all'interno dei vasi;
5. aumento della coagulabilità del sangue.
ETA' è dimostrato un aumento di frequenza della malattia all'aumentare dell'età.
PILLOLA E TERAPIE ORMONALI SOSTITUTIVE possono aumentare i disturbi dell'insufficienza venosa, possono favorire lo sviluppo di capillari e la possibilità di insorgenza di flebiti in presenza di fattori di rischio concomitanti come le varici degli arti inferiori (soprattutto le terapie ormonali sostitutive effettuate ad esempio in menopausa).
STATICA CORPOREA un appoggio del piede non corretto (piede cavo e piatto, alluce valgo ecc.), le alterazioni della colonna vertebrale e tutti i difetti della postura (ad esempio le dismetrie degli arti inferiori) possono favorire lo sviluppo di una insufficienza venosa.
STIPSI ostacola lo svuotamento venoso degli arti inferiori.
LAVORO tutti i lavori che costringono a stare molto in piedi o molto a sedere predispongono allo sviluppo di una insufficienza venosa o la aggravano se essa è presente.
IMMOBILITA' essere costretti per molto tempo all'immobilità può favorire l'insorgenza di alcune patologie come le flebiti superficiali e le trombosi venose, soprattutto se preesistono fattori di rischio come le varici: è sempre consigliabile una valutazione specialistica per programmare le misure preventive e praticare gli esercizi consigliati.
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LA CIRCOLAZIONE VENOSA
Fabrizio Mariani (Siena)
Professore a contratto Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale
Università degli Studi di Siena
Il sangue arterioso che il cuore pompa attraverso le arterie porta ai tessuti il nutrimento e l'ossigeno necessario per la vita, mentre il sangue venoso drena tutte le scorie dai tessuti, aiutato dai piccoli vasi linfatici, e ritorna attraverso le vene al cuore e ai polmoni per essere depurato ed arricchito di ossigeno. Il sistema arterioso, che arriva, e quello venoso, che parte, si incontrano nella rete capillare o microcircolo, luogo dove avvengono tutti gli scambi tra sangue e tessuti. I vasi linfatici hanno una funzione di drenaggio dei liquidi e di sostanze di scarto, ormai utilizzate, coadiuvando le vene nella
"pulizia" dei tessuti.
Il flusso venoso, per tornare al cuore, deve dirigersi dal basso verso l'alto e dalla superficie cutanea alla profondità dei muscoli, dove sono situate le vene maggiori e più importanti per convogliare il sangue verso il cuore e i polmoni, che formano il sistema venoso profondo.
 
Il sangue passa dalle arteriole (rossa) al microcircolo (rete rossa e blu) alle venule (blu)
Il sistema venoso superficiale degli arti inferiori è costituito da migliaia di vene invisibili o poco visibili, se sane, situate immediatamente sotto la pelle, nel tessuto sottocutaneo. Le vene superficiali più importanti sono le vene grande safena e piccola safena. La vena grande safena o safena interna nasce al piede e raggiunge l'inguine attraversando tutto l'arto inferiore nella parte interna. La vena piccola safena o safena esterna è più corta (circa la metà), nasce sopra al calcagno nella zona posteriore e esterna, raggiunge la piega posteriore del ginocchio attraversando centralmente il polpaccio.
Il flusso venoso è mantenuto da alcuni fattori: la cosiddetta vis a tergo cardiaca, cioè la forza residua che rimane nei vasi dopo che il cuore ha spinto il sangue arterioso verso la periferia; il respiro, che nella fase in cui l'aria fuoriesce dai polmoni e dalle vie respiratorie, provoca come una aspirazione del sangue venoso verso il cuore; la attività muscolare che spreme il sangue nelle vene e lo invia verso l'alto; l'appoggio della pianta del piede al suolo, che funziona come un vero e proprio cuore periferico: lo schiacciamento del piede spreme il sangue venoso verso la gamba, la coscia e verso l'alto al cuore. Le vene sono poi dotate di valvole a "nido di rondine", piccole tasche che si chiudono quando il sangue tende a cadere verso il basso per la forza di gravità, che agisce soprattutto quando stiamo in piedi o seduti, e quindi lo aiutano a risalire verso il cuore.
Il cammino è dunque una delle attività migliori per favorire il ritorno del sangue venoso al cuore, mentre la posizione in piedi o seduta immobile ne sfavorisce il drenaggio. Sono necessari almeno 10 passi consecutivi per attivare nel modo corretto il sistema venoso, quindi fare pochi passi in casa non serve! Si deve camminare con continuità e per lunghi percorsi!

Come funzionano le valvole venose |

Le varici: dilatazione della vena
Il sangue venoso ristagna |
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