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	<title>Terapia Compressiva</title>
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		<title>Compression and Pregnancy: Video</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in home]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Elastocompressione in gravidanza (english version) su YouTube CTG :   [C'é un video che non può essere mostrato in questo &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/eventi-in-home/compression-and-pregnancy-video/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elastocompressione in gravidanza (english version) su YouTube CTG :</p>
<p> </p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://www.terapiacompressiva.it/eventi-in-home/compression-and-pregnancy-video/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
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		<title>Teleangectasie e Matting</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo del Prof. Marcello Izzo TELEANGECTASIE e MATTING]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>articolo del Prof. Marcello Izzo</p>
<p><a href="http://www.terapiacompressiva.it/wp-content/uploads/2012/05/TELEANGECTASIE-e-MATTING.pdf">TELEANGECTASIE e  MATTING</a></p>
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		<title>Farmacologia ed attività clinica degli sclerosanti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi e relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo del Prof. Marcello Izzo FARMACOLOGIA E ATTIVITA clinica sclerosanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo del Prof. Marcello Izzo</p>
<p><a href="http://www.terapiacompressiva.it/wp-content/uploads/2012/05/FARMACOLOGIA-E-ATTIVITA-clinica-sclerosanti.pdf">FARMACOLOGIA   E   ATTIVITA clinica sclerosanti</a></p>
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		<title>Terapia flebotonica ed elastocompressiva nel trattamento dell’edema da stasi venosa</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ctg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pazienti]]></category>
		<category><![CDATA[Terapie integrate]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo       Utilità della terapia flebotonica ed elastocompressiva nel trattamento dell’edema da stasi venosa     Dottoressa Patrizia &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/pazienti/terapia-flebotonica-ed-elastocompressiva-nel-trattamento-dell%e2%80%99edema-da-stasi-venosa/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="92" valign="top">
<p>Articolo</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p> </p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="652" valign="top">
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Utilità della terapia flebotonica ed elastocompressiva nel trattamento dell’edema da stasi venosa</strong></p>
<p> <strong></strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Dottoressa Patrizia Bonifacci – Specialista in Flebologia e Medicina dello Sport, AUSL Bologna</p>
<p> </p>
<p><em>Abstract:</em> Questo studio si propone come obiettivo di valutare l’efficacia, attraverso il miglioramento delle misurazioni del distretto inferiore (CB, CD, CG, V, B) e dei sintomi soggettivi inerenti alla stasi venosa (pesantezza, dolore, bruciore), di una terapia flebotonica  associata ad elastocompressione nel trattamento dell’edema da stasi venosa.  Ventiquattro pazienti sono state trattate per 40 giorni: di queste, dodici donne hanno ricevuto terapia flebotonica in associazione a compressione elastica; le restanti dodici hanno ricevuto unicamente compressione elastica. Tutti i parametri considerati (misurazioni distretto inferiore e sintomatologia) hanno evidenziato un miglioramento significativo con trattamento elastocompressivo. Il trattamento con flebotonico in associazione ad elastocompressione ha mostrato un importante effetto sinergico.</p>
<p> </p>
<p>INTRODUZIONE</p>
<p>L’insufficienza venosa e l’insufficienza del microcircolo sono patologie estremamente diffuse nel sesso femminile, anche in giovane età.</p>
<p>I più comuni fattori predisponenti, oltre a quelli ereditari, sono rappresentati da:</p>
<p>1.      ciclo ormonale e uso di contraccettivi orali</p>
<p>2.      attività lavorativa sedentaria o caratterizzata da prolungata stazione eretta</p>
<p>3.      sovrappeso/obesità e alimentazione incongrua</p>
<p>4.      distribuzione del peso di tipo “ginoide”</p>
<p>5.      difetto dell’appoggio plantare (es. piede piatto con retropiede valgo) che impedisce il fisiologico ritorno venoso tramite la pompa muscolare plantare.</p>
<p> </p>
<p>La maggior parte delle donne in età fertile che conduce uno stile di vita sedentario presenta un quadro più o meno marcato di insufficienza venosa da stasi.</p>
<p>Tale stasi venosa, nei quadri clinici più gravi, come ad esempio in caso di insufficienze valvolari, evolverà verso l’insufficienza venosa cronica (IVC) portando, nel tempo, all’insorgenza delle sue complicanze. La prevalenza dell’IVC a carico degli arti inferiori nella popolazione adulta femminile è del 50-55%. La malattia varicosa è presente, clinicamente manifesta, nel 10-33% delle donne (1).</p>
<p>Nei quadri clinici meno gravi, in assenza di varici, la stasi venosa determinerà solo dilatazione ed aumentata permeabilità della parete dei vasi, soprattutto quelli più piccoli, con formazione dell’edema.</p>
<p>Il sistema venoso, coadiuvato dai vasi linfatici, riconduce verso il cuore il sangue refluo dai tessuti. Ogni qualvolta il deflusso venoso sia rallentato od ostacolato si realizza una sorta di ischemia delle cellule, la stasi infatti impedisce che l’ossigeno e le sostanze nutritive possano lasciare il versante arterioso del capillare per entrare negli spazi interstiziali e quindi giungere alle pareti cellulari per essere assorbite. Tutto ciò è determinato dal sovvertimento dei rapporti pressori locali: il rallentamento del deflusso ematico comporta l’aumento della pressione interstiziale che può arrivare a controbilanciare la residua pressione idrostatica arteriosa, mentre il mancato deflusso determina l’incremento della pressione oncotica ed osmotica perivascolare con conseguente ritenzione idrica ed edema, si realizza così un circolo vizioso che tende ad autoalimentarsi (1).</p>
<p>La stasi venosa e venulo capillare coinvolge quindi i vasi linfatici sovraccaricandoli e a causa dell’imponente stravaso plasmatico, acqua e proteine iniziano ad accumularsi nello spazio tissutale provocando un ingorgo nell’intersizio. Si crea pertanto uno squilibrio tra filtrazione capillare e drenaggio linfatico (quindi tra produzione e drenaggio dei liquidi) con conseguente rigonfiamento tissutale ed edema visibile.</p>
<p>La diagnosi clinica della stasi venosa viene eseguita mediante lo studio di <strong>sintomi</strong> come pesantezza, tensione, sensazione di calore e bruciore, e <strong>segni</strong> come la quantificazione dell’edema attraverso misurazione della circonferenza di caviglia e polpaccio, confrontando le misurazioni del mattino e della sera.</p>
<p>Considerate queste premesse, il trattamento medico ed elastocompressivo di tale patologia riveste quindi un ruolo di primaria importanza, oltre alle raccomandazioni igieniche, alimentari e comportamentali (2). Attualmente l’armamentario terapeutico disponibile per contrastare sintomi e segni e prevenire le complicanze prevede l’utilizzo di:</p>
<p>1.      elastocompressione;</p>
<p>2.      flebotropi.</p>
<p>MATERIALI E  METODI</p>
<p>Sono state arruolate 24 donne in età fertile che non presentavano patologie venose di rilievo, ma affette da stasi venosa causata da ciclo ormonale, predisposizione ereditaria, attività lavorativa caratterizzata da prolungata stazione eretta, sedentarietà e/o sovrappeso e ritenzione idrica. Criterio di esclusione sono state le pazienti in gravidanza.</p>
<p>Le pazienti arruolate sono state randomizzate in 2 gruppi di trattamento: 12 pazienti hanno indossato il collant elastocompressivo Highlight Sigvaris per 40 giorni (per l’intera giornata escluso il riposo notturno); le restanti 12 pazienti, oltre ad indossare il collant elastocompressivo Highlight di Sigvaris, sono state trattate in associazione con flebotropi: Microfleb<sup>®</sup> L, un fialoide bevibile al giorno per i primi 10 giorni di terapia, seguito da Microfleb<sup>®</sup>, 1 compressa al giorno per i restanti 30 giorni di trattamento.</p>
<p> </p>
<p><em>Descrizione collant elastocompressivo</em></p>
<p>Il collant elastocompressivo Highlight di Sigvaris è un collant della linea di ultima generazione, denominata Lifestockings, costruito con moderne tecnologie e fibre High Tech.</p>
<p>Il costante aggiornamento scientifico e tecnologico e la precisa misurazione delle circonferenze, personalizza il collant Highlight, adattandolo alle esigenze individuali, consentendo un’azione compressiva controllata di qualità, a  garanzia di una notevole sensazione di leggerezza, adattabilità e confort.</p>
<p> </p>
<p>Valori di Compressione Collant Highlight : 15-20 mmHg</p>
<p>Composizione: 72% poliammide, 28% elastam</p>
<p>Certificazione : CES (Controlled Efficacy Stockings)</p>
<p><em>Descrizione flebotropi(Microfleb</em><sup>®</sup><em> L/Microfleb</em><sup>®</sup><em>)</em></p>
<p>Microfleb<sup>®</sup> L è una soluzione bevibile a base di una frazione flavonoica costituita da 300 mg di diosmina e 100 mg di troxerutina in associazione a 100 mg di Meliloto e.s. 20% (titolato in cumarina) e 100 mg di Hieracium Pilosella e.s. 1% (titolata in vitexina).</p>
<p>Microfleb<sup>®</sup> è un prodotto in compresse a base di una frazione flavonoica costituita da 300 mg di troxerutina e 100 mg di esperidina in associazione a 37,60 mg di Meliloto e.s. 20% (titolato in cumarina).</p>
<p>Come ampiamente descritto in letteratura, i gamma-benzopironi (bioflavonoidi/diosmina, troxerutina) sono comunemente utilizzati nella terapia medica della stasi venosa per correggere le alterazioni microidrauliche, emoreologiche ed interstiziali provocate dalla flebostasi, al fine di ristabilire l’omeostasi micro-vasculo-tissutale e prevenire e curare le complicanze. Diosmina e troxerutina agiscono principalmente a livello di capillari e venule postcapillari aumentando la resistenza venulo-capillare e riducendone la permeabilità. </p>
<p>Sia la diosmina che la troxerutina garantiscono una spiccata azione antiedemigena: la diosmina normalizzando la permeabilità venulo-capillare e la troxerutina per azione sull’endotelio della parete venosa (3).</p>
<p>Gli alfa benzopironi (cumarina e derivati), invece, sono molecole capaci di rimuovere dall’interstizio tissutale i liquidi ad alta componente colloido-osmotica che costituiscono l’edema. La cumarina (5,6 benzo-alfa pirone), grazie all’attività proteolitica e prolinfocinetica, possiede un duplice meccanismo d’azione (4,5):</p>
<ul>
<li>L’<strong><em>attività proteolitica </em></strong>di specifici enzimi favorisce la depolimerizzazione delle macromolecole proteiche, intrappolate nell’interstizio perivascolare, in frammenti di piccole dimensioni;  viene dunque favorito il drenaggio di tali molecole per garantirne l’eliminazione o il riassorbimento.</li>
<li>L’<strong><em>attività prolinfocinetica</em></strong>, per azione diretta sulla muscolatura liscia vasale dei collettori linfatici valvolati, stimola mediante meccanismo recettoriale (recettore cellulare linfocitario)  l’attività propulsiva dei capillari linfatici; si accelera quindi il drenaggio linfatico.</li>
</ul>
<p>Esistono in letteratura studi che testimoniano come l’associazione di cumarina a flebotropi migliori ulteriormente l’efficacia del trattamento dell’edema (6).</p>
<p>La Hieracium Pilosella e.s. (titolata in vitexina), grazie alle sue note proprietà diuretiche in caso di condizioni cliniche caratterizzate da ritenzione idrica e stati edematosi, viene utilizzata come diuretico volumetrico, declorurante e ipoazotemizzante.</p>
<p> Nel corso della prima visita (1 Febbraio 2010) sono stati consegnati alle pazienti collant e flebotropi (Microfleb L<sup>®</sup>/Microfleb<sup>®</sup>). Mediante un questionario è stata valutata la sintomatologia soggettiva inerente alla stasi venosa (pesantezza, dolore, bruciore) e sono state annotate le misurazioni di circonferenza caviglia (CB), circonferenza sotto il ginocchio (CD), circonferenza coscia (CG), circonferenza vita (V) e circonferenza bacino (B). Le pazienti sono state riviste dallo stesso medico a distanza di 10 giorni dall’inizio dello studio (10 Febbraio 2010) e dopo 40 giorni (10 Marzo 2010): in entrambe le visite sono state rilevate le misurazioni e sono stati rivalutati i punteggi della sintomatologia.</p>
<p> RISULTATI</p>
<p>I risultati dimostrano che in entrambi i gruppi di trattamento si ottiene una riduzione della circonferenza del distretto inferiore (CB, CD, CG, V, B) e, come ci si aspettava, l’associazione di flebotropi  all’elastocompressione garantisce risultati più importanti.</p>
<p>In particolare, in caso delle misurazioni della circonferenza caviglia (sopra i malleoli) e della circonferenza sotto il ginocchio, si nota come già dopo 10 giorni di trattamento si ottenga una netta diminuzione. Nel gruppo 1 il beneficio prodotto tende ad attenuarsi al 40° giorno di trattamento. Invece, nel gruppo 2 grazie all’associazione con i flebotropi la riduzione della circonferenza tende a stabilizzarsi e rimane costante fino a 40 giorni di trattamento.</p>
<p>Anche le misurazioni della circonferenza coscia confermano risultati significativi in entrambi i gruppi anche se più significativi nel gruppo 2: partendo da valori di circonferenza coscia di 53,8 cm (Gruppo 1) e di 55,6 cm (Gruppo 2), già dopo 10 giorni di trattamento si riesce ad ottenere una consistente riduzione (-0,1 cm vs -1,2 cm) e ancor più dopo 40 giorni (-0,7 cm vs -2,1 cm).  Andamento analogo dimostrano le curve relative alle misurazioni della circonferenza del bacino: anche in tal caso l’associazione del flebotropo garantisce una maggiore riduzione; si parte da valori di circonferenza di 95,7 cm (Gruppo 1) e di 97, 9 cm (Gruppo 2) e si ottiene rispettivamente una riduzione di &#8211; 2,7 cm vs &#8211; 4,2 cm.</p>
<p>Nelle 3 visite di follow-up, oltre alle misurazioni del distretto inferiore, sono stati valutati i seguenti parametri soggettivi: pesantezza, dolore, bruciore, aumento della diuresi. Tali parametri sono stati quantificati utilizzando una scala da 0 a 3, considerando il sintomo assente (0), scarso (1), significativo (2), molto significativo (3). Per ogni parametro soggettivo considerato è stato calcolato il punteggio totale ottenuto alla prima visita e, successivamente alle altre due misurazioni, dopo 10  giorni e dopo 40 giorni.</p>
<p> </p>
<p>I risultati testimoniano, in entrambi i gruppi di trattamento, una consistente riduzione della sintomatologia correlata alla stasi venosa. Il trattamento flebotonico in associazione ad elastocompressione determina ancora una volta variazioni più significative di pesantezza, dolore, buciore e della diuresi, confermando dunque l’azione farmacologica del flebotonico nel trattamento dell’edema da stasi venosa.</p>
<p>Alla prima visita medica tutte le pazienti hanno riferito pesantezza (scarsa, significativa o molto significativa) raggiungendo un punteggio totale di 18 nel primo gruppo e di 30 nel secondo gruppo. Dopo 40 giorni di trattamento le pazienti di entrambi i gruppi riferiscono sintomatologia scarsa. Nelle pazienti del secondo gruppo si osserva, già dopo 10 giorni di trattamento, una riduzione della sintomatologia del 45% ( vs  -28% del primo gruppo) e a 40 giorni si ottiene una maggiore riduzione della sintomatologia (-60% vs -50%) con un punteggio totale di 12 vs 9.</p>
<p>Anche nel caso della sintomatologia dolorosa, tutte le pazienti hanno riferito dolore alla prima visita, ma già dopo 10 giorni di trattamento in entrambi i gruppi si assiste ad una riduzione della sintomatologia del 25%. Nelle pazienti del gruppo 1 la riduzione della sintomatologia dolorosa si stabilizza (-25%) e si mantiene costante fino al 40° giorno. Invece, nel gruppo 2 la riduzione del dolore continua fino a -40%.</p>
<p>Anche il bruciore, sintomo predominante nei pazienti con edema da stasi venosa, risulta migliorato con una riduzione della sintomatologia del 10% nel gruppo 1 e del 15% nel gruppo 2. In entrambi i gruppi, dopo il trattamento di 40 giorni, si evidenzia un aumento della diuresi; tale aumento è molto significativo nel gruppo 2, dove un lieve miglioramento si percepisce già dopo i primi 10 giorni di trattamento.</p>
<p>Per i parametri soggettivi considerati (pesantezza, dolore, bruciore, aumento della diuresi), oltre al punteggio totale, è stata anche calcolata la media del punteggio ottenuto alla prima visita e, successivamente alle altre due misurazioni dopo 10  giorni e dopo 40 giorni.</p>
<p> DISCUSSIONE</p>
<p>Il trattamento elastocompressivo è noto fin dai primordi della medicina. I tutori elastici, di tipo preventivo o terapeutico, utilizzati per la compressione in flebolinfologia, sono fabbricati in diverse taglie con procedure standard o su misura, sono distinti a seconda della lunghezza in: gambaletto, calza a mezza coscia, calza, monocollant e collant. Quando la compressione esercitata alla caviglia è al di sotto dei 18 mmHg, il tutore è detto “preventivo o riposante”; quando la compressione supera i 18 mmHg ed è presente il filo di trama trasversale, il tutore è detto “terapeutico” (7). Il tutore esercita sull’arto inferiore una compressione definita e graduata, che decresce dal basso verso l’alto: 100% alla caviglia, 70% al polpaccio e 40% alla coscia. In base alla compressione esercitata alla caviglia (espressa in mmHg) i tutori terapeutici vengono raggruppati in 4 classi (1).</p>
<p>La farmacoterapia dell’IVC si è sviluppata negli ultimi 50 anni e i farmaci del sistema venoso sono stati inizialmente denominati flebotonici in relazione al loro meccanismo d’azione essenzialmente sul tono venoso. I farmaci flebotropi, nella moderna accezione comprendente molteplici potenziali target d’azione, sono prodotti di origine naturale, seminaturale e sintetica, alcuni costituiti anche da più principi attivi associati. La maggioranza di questi prodotti appartiene alla famiglia dei flavonoidi con una documentata attività terapeutica. Indipendentemente dalla diversa natura del meccanismo d’azione delle molecole appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, tali principi attivi hanno la proprietà di attivare il ritorno venoso e linfatico. Sono disponibili in letteratura diversi studi che testimoniano gli effetti positivi dei flebotropi sui parametri fisiologici quali tono venoso, emodinamica venosa, permeabilità capillare e drenaggio linfatico.</p>
<p>L’azione di Microlfeb<sup>®</sup> L e Microfleb<sup>®</sup> è sinergica all’elastocompressione e, grazie all’azione su tono venoso e circolo linfatico, contribuisce quindi alla prevenzione dell’edema flebolinfatico e al miglioramento della sintomatologia soggettiva.</p>
<p>  CONCLUSIONI</p>
<p>Il trattamento con flebotropi (Microfleb<sup>®</sup> L + Microfleb<sup>®</sup>), si affianca efficacemente al protocollo elastocompressivo (Highlight di Sigvaris) potenziandone i risultati e garantendo una rapida risoluzione della sintomatologia (dolore, crampi, formicoli, senso di peso, impotenza funzionale) e il miglioramento della qualità di vita (sedazione del dolore, riduzione volume dell’arto, ripresa dell’efficienza funzionale).</p>
<p>L’associazione dei flebotropi all’elastocompressione è un approccio terapeutico integrato che si rivela estremamente utile: il sinergismo dei trattamenti permette infatti il raggiungimento di risultati non ottenibili con l’utilizzo di un singolo approccio terapeutico.</p>
<p>  Bibliografia</p>
<p> 1.      G.B. Agus, C. Allegra, G. Arpaia et al. Linee Guida sulla diagnosi e terapia della insufficienza venosa cronica. A cura del Collegio Italiano di Flebologia. Acta Phlebologica Vol. 4; n 1-2; August 2003.</p>
<p>2.      Clement DL. Management of venous edema: insights from an international task force. Angiology 2000 Jan; 51(1):13-7.</p>
<p>3.      S. Bilancini, M. Lucchi. Le varici nella pratica quotidiana. Edizioni Minerva Medica, Torino, 1991.</p>
<p>4.      Casley-Smith JR, Morgan RG, Piller NB. Treatment of lymphedema of the arms and legs with 5,6-benzo-[alpha]-pyrone. New Engl J Med 1993;329:1158-63.</p>
<p>5.      Burgos A, Alcaide A, et al. Comparative study of the clinical efficacy of two different coumarin dosages in the management of arm lymphedema after treatment for breast cancer. Lymphology 1999;32:3-10.</p>
<p>6.      Casley-Smith JR. Benzo-pyrones in the treatment of lymphoedema. Int Ang 1999;18:31-41.</p>
<p> </p>
<p>F. Mariani et. Altri Consensus Conference on Compression Therapy. Compression – Edizioni Minerva Medica Torino 2006.</p>
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		<title>Parliamo di cellulite</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ctg</dc:creator>
				<category><![CDATA[La cellulite]]></category>
		<category><![CDATA[Pazienti]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamo di cellulite Ecco un breve analisi generale su cosa è la cellulite Tutti sanno come si presenta la cellulite, &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/pazienti/parliamo-di-cellulite/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Parliamo di cellulite</h1>
<p>Ecco un breve analisi generale su cosa è la cellulite Tutti sanno come si presenta la cellulite, vale a dire con il classico aspetto di pelle a buccia d&#8217;arancia e l&#8217;antiestetico effetto noduli e discontinuità, ma come si sviluppa la cellulite? Perché si sviluppa? E soprattutto come combatterla?</p>
<p>La pelle è formata da 3 strati: Epidermide Derma, Ipoderma. L&#8217;Epidermide è un tessuto epiteliale ad azione protettiva formato da vari strati di cellule sovrapposte. Il Derma è un tessuto connettivo formato da cellule chiamate fibroblasti che producono le fibre collagene che danno consistenza e volume al tessuto, le fibre reticolari chedanno sostegno e connessione e le fibre elastiche che consentono l&#8217;allungamento e lo stiramento del tessuto. Il tutto è immerso in un gel a elevata percentuale acquosa formato prevalentemente da acido ialuronico contenente al suo interno una rete di capillari sanguigni e linfatici. L&#8217;Ipoderma è un tessuto connettivo di tipo adiposo. È caratterizzato prevalentemente da cellule chiamate adipociti. Le cellule adipose contengono nel citoplasma una gocciolina di grasso (in un uomo la percentuale di  lipidi rappresenta circa il 12% del peso, nella donna il 25%).</p>
<p> </p>
<h3>Sai come prevenire la cellulite?</h3>
<p>Se si è in sovrappeso la prima cosa da fare è dimagrire, la dieta aiuta a combattere la cellulite; poi bisogna rendere la vita più attiva e meno sedentaria. Per correggere le abitudini alimentari è necessario consultare un dietologo che educa non solo sulla quantità ma anche sulla qualità del cibo. In una dieta anticellulite sono da evitare bevante alcoliche, caffè e fumare. Assolutamente consigliati alimenti come verdure, pesce, frutta, cibi integrali, fibre vegetali, olio a crudo, margarina a crudo e cipolla. Moderare, invece, l&#8217;utilizzo di pane, pasta, riso, zuccheri, grassi di origine animale, sale. Il movimento è un altro aspetto da non sottovalutare. Non servono sforzi eccessivi oltre la propira resistenza, ma un impegno costante nel tempo di poche ore settimanali che facciano consumare una media di 8.000 calorie a settimana.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h3>Sapevi che modificare alcune abitudini aiuta a curare la cellulite?</h3>
<p>Per sbarazzarsi della cellulite, è necessario modificare alcune cattive abitudini come fumare e bere alcool, inoltre è consigliato avere un costante allenamento e mangiare cibi sani e bere almeno 1 lt. e ½ di acqua al giorno. Solo mettendo in atto questi accorgimenti potrai tentare di far sparire lentamente la cellulite. Se hai cambiato il tuo stile di vita, creme, prodotti e trattamenti anticellulite aiutano a diminuire la cellulite in poche settimane.</p>
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		<title>Trattamento di edema e sintomi occupazionali con applicazione di compressione elastica agli arti inferiori.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 16:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi e relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[  Gli obiettivi di questo studio clinico controllato sono stati lo spettro e la prevalenza dei sintomi correlati alle gambe &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/medici/testi-e-relazioni/trattamento-di-edema-e-sintomi-occupazionali-con-applicazione-di-compressione-elastica-agli-arti-inferiori-2/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="_mcePaste">Gli obiettivi di questo studio clinico controllato sono stati lo spettro e la</div>
<div id="_mcePaste">prevalenza dei sintomi correlati alle gambe e l’effetto sui sintomi dell’uso di calze compressive medicali</div>
<div id="_mcePaste">rispetto al non uso di calze in uno studio cross-over randomizzato</div>
<div id="_mcePaste">Lo studio è stato condotto tra settembre 2009 e marzo 2010 presso lo Swiss Cardiovascular Centre.</div>
<p><a href="http://www.terapiacompressiva.it/wp-content/uploads/2012/04/Studie-hairdresser1.pdf">Studie hairdresser</a></p>
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		<title>PROGRAMMA SIAPAV-CTG Cagliari, maggio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[clicca qui per la brochure PROGRAMMA_definitivo SIAPAV &#8211; Cagliari 2012]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>clicca qui per la brochure</p>
<p><a href="http://www.terapiacompressiva.it/wp-content/uploads/2012/04/PROGRAMMA_definitivo-SIAPAV-Cagliari-2012.pdf">PROGRAMMA_definitivo SIAPAV &#8211; Cagliari 2012</a></p>
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		<title>Video &#8220;Trattamento farmacologico del linfedema&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 15:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[Video della relazione per il Convegno &#8220;Il linfedema post-chirurgico dell&#8217;arto superiore&#8221;. Per visionarlo, fare click su &#8220;Download Video&#8221; qui sotto. &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/eventi-in-home/video-trattamento-farmacologico-del-linfedema/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Video della relazione per il Convegno &#8220;Il linfedema post-chirurgico dell&#8217;arto superiore&#8221;.</p>
<p>Per visionarlo, fare click su &#8220;Download Video&#8221; qui sotto.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://www.terapiacompressiva.it/eventi-in-home/video-trattamento-farmacologico-del-linfedema/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Trattamento di edema e sintomi occupazionali con applicazione di compressione elastica agli arti inferiori.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 20:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>edoardo.colombo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi e relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Trattamento di edema e sintomi occupazionali con applicazione dicompressione elastica agli arti inferiori. Studie hairdresser    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trattamento di edema e sintomi occupazionali con applicazione dicompressione elastica agli arti inferiori.</p>
<p><a href="http://www.terapiacompressiva.it/wp-content/uploads/2012/04/Studie-hairdresser.pdf">Studie hairdresser</a></p>
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		<title>INSUFFICIENZA VENOSA: FATTORI PREDISPONENTI</title>
		<link>http://www.terapiacompressiva.it/pazienti/approfondimenti/le-varici/insufficienza-venosa-fattori-predisponenti/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ctg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le varici]]></category>

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		<description><![CDATA[FAMILIARITA&#8217; si rileva una incidenza maggiore della insufficienza venosa in alcune famiglie, ma ad oggi non è dimostrata l&#8217;ereditarietà della &#8230; <a href="http://www.terapiacompressiva.it/pazienti/approfondimenti/le-varici/insufficienza-venosa-fattori-predisponenti/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#62;&#62;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FAMILIARITA&#8217; </strong>si rileva una incidenza maggiore della insufficienza  venosa in alcune famiglie, ma ad oggi non è dimostrata l&#8217;ereditarietà  della malattia per trasmissione genetica.</p>
<p><strong>SESSO </strong>il sesso femminile è il più colpito.</p>
<p><strong>OBESITA&#8217; </strong>esercita varie influenze negative sullo svuotamento venoso e dunque l&#8217;obeso è più soggetto ad ammalarsi.</p>
<p><strong>SEDENTARIETA&#8217; </strong>favorisce lo sviluppo di una insufficienza venosa.</p>
<p><strong>CALDO ECCESSIVO </strong>determina una dilatazione delle vene, aumenta i disturbi e può favorire l&#8217;insorgenza di una insufficienza venosa.</p>
<p><strong>GRAVIDANZA </strong>può determinare lo sviluppo o l&#8217;aggravamento  dell&#8217;insufficienza venosa per motivi ormonali (aumento di estrogeni e  progesterone), per l&#8217;aumento di pressione addominale da parte dell&#8217;utero  gravido e per le modificazioni che il deflusso venoso subisce a livello  della regione addominale inferiore; il numero di gravidanze aumenta la  probabilità di sviluppare malattie venose. In gravidanza possono  presentarsi sintomi quali piedi e caviglie gonfie anche in donne sane,  non affette da patologie venose o linfatiche, per i fattori esposti.  Possono manifestarsi inoltre dilatazioni venose diffuse anche in donne  che non soffrivano precedentemente di varici, di solito queste  varicosità tenderanno a ridursi o addirittura a scomparire dopo il  parto. Gli elementi quindi che possono determinare la comparsa o  l&#8217;aggravamento dell&#8217;insufficienza venosa in gravidanza sono  rappresentati da:<br />
 1. aumento del volume del sangue;<br />
 2. diminuzione del tono vascolare provocato dagli ormoni della gravidanza;<br />
 3. aumento della pressione delle vene nelle gambe sia in posizione eretta che supina;<br />
 4. modifica della composizione del sangue per la diminuzione delle proteine che trattengono liquidi all&#8217;interno dei vasi;<br />
 5. aumento della coagulabilità del sangue.</p>
<p><strong>ETA&#8217; </strong>è dimostrato un aumento di frequenza della malattia all&#8217;aumentare dell&#8217;età.</p>
<p><strong>PILLOLA E TERAPIE ORMONALI SOSTITUTIVE </strong>possono aumentare i  disturbi dell&#8217;insufficienza venosa, possono favorire lo sviluppo di  capillari e la possibilità di insorgenza di flebiti in presenza di  fattori di rischio concomitanti come le varici degli arti inferiori  (soprattutto le terapie ormonali sostitutive effettuate ad esempio in  menopausa).</p>
<p><strong>STATICA CORPOREA </strong>un appoggio del piede non corretto (piede cavo e  piatto, alluce valgo ecc.), le alterazioni della colonna vertebrale e  tutti i difetti della postura (ad esempio le dismetrie degli arti  inferiori) possono favorire lo sviluppo di una insufficienza venosa.</p>
<p><strong>STIPSI </strong>ostacola lo svuotamento venoso degli arti inferiori.</p>
<p><strong>LAVORO </strong>tutti i lavori che costringono a stare molto in piedi o  molto a sedere predispongono allo sviluppo di una insufficienza venosa o  la aggravano se essa è presente.</p>
<p><strong>IMMOBILITA&#8217; </strong>essere costretti per molto tempo all&#8217;immobilità può  favorire l&#8217;insorgenza di alcune patologie come le flebiti superficiali e  le trombosi venose, soprattutto se preesistono fattori di rischio come  le varici: è sempre consigliabile una valutazione specialistica per  programmare le misure preventive e praticare gli esercizi consigliati.</p>
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